Orti urbani ostunesi, se diventassero un Parco della Biodiversità Pugliese?

Orti urbani ostunesi, se diventassero un Parco della Biodiversità Pugliese?

Orti urbani ostunesi, se diventassero un Parco della Biodiversità Pugliese?

Con questo post ci piace immaginare che gli orti urbani ostunesi possano diventare un Parco della Biodiversità Pugliese che coniughi produzione, ricerca, divulgazione e paesaggio.

Breve storia degli orti urbani ostunesi

Da sempre gli orti urbani ostunesi sono stati a servizio della città. Una volta essa era ristretta al rione Terra, ovvero l’attuale centro storico medievale. Non era un lavoro facile, i contadini hanno dovuto costruire orti terrazzati sui e coi materiali edili di risulta depositati ai margini della crescente città. Per questo motivo i terreni risultano tutt’ora più calcarei rispetto a quelli tipici rossi della zona.

Una trama di orti che come un patchwork colorava e caratterizzava un intero paesaggio, dove i confini erano canalizzazioni comuni d’acqua piovana e muretti a secco. I contadini, con la loro sapienza e lungimiranza, coltivavano le varietà autoctone pugliesi, e ad esse erano legate tradizioni popolari e religiose. Alle colture era legato il ritmo delle stagioni, esse davano il meglio del loro sapore perché coltivate solo nella loro stagionalità naturale. Le massaie in cucina erano esperte nel prodotto fresco, così come con le conserve, vera essenza del prodotto di stagione consumato fuori stagione.

L’evoluzione degli orti periurbani ostunesi

Nel 2014 abbiamo iniziato a coltivare col metodo biologico alcuni orti privati nei pressi della chiesa Madonna della Grata. Abbiamo puntato molto sulle antiche varietà orticole pugliesi. Abbiamo aperto collaborazioni con enti di formazione (IAMB Bari, Istituto Tecnico “Monnet-Pantanelli”, ITS Agroalimentare Locorotondo) e ricerca (Biodiverso). I clienti sono diventati anche i nostri partner, coinvolgendoli in giornate alla scoperta degli ortaggi, del metodo biologico, delle pratiche tradizionali e dei metodi moderni. Ci hanno dato i loro feedback riguardo alle loro preferenze, espresso i loro gusti e suggerito le ricette tradizionali con cui valorizzare determinati ortaggi.

Più o meno contestualmente il Comune di Ostuni ha riqualificato l’area circostante la cinta muraria medievale. L’intervento ha visto l’acquisizione dei terreni dai privati, la pulizia di erbe infestanti e spazzatura, la ricostruzione di muri a secco, e la realizzazione della viabilità pedonale sterrata. Successivamente il Comune ha pubblicato un avviso pubblico per ricevere delle manifestazioni di interesse dai cittadini privati, associazioni ed aziende.

La nostra cooperativa  ha scelto di costituire un’Associazione Temporanea di Scopo (ATS Bi-Hortus) con la condotta Slow Food Piana degli Ulivi, Istituto Tecnico Agrario “Monnet-Pantanelli”, Consorzio Italiano per il Biologico (Ci.Bi.), Gran Teatro del Click Food & Nature, Labo Naturae Fitocosmetica Naturale e Coop Gaia Tours per la gestione degli appezzamenti comunali. L’ATS Bi-Hortus è dunque tra i ventitre assegnatari, gli appezzamenti individuati sono quelli indicati con colore rosso nelle immagini qui sotto.

Recentemente il Comune di Ostuni ha reso effettiva l’assegnazione, pubblicando il Patto di Collaborazione a cui gli assegnatari devono aderire per poter condurre gli antichi orti urbani secondo regole ben precise, a partire dal metodo biologico. Inoltre è fatto divieto di piantare specie arboree, poiché gli orti periurbani si trovano in un area di interesse archeologico. Il Comune si è anche impegnato a realizzare i pozzi ed il sistema di distribuzione dell’acqua, senza di cui ovviamente si avrebbero enormi difficoltà a coltivare. Solo con alcuni accorgimenti determinate colture avrebbero meno difficoltà vegetative rispetto ad altre per l’aridocoltura. Già in fase progettuale la fruizione dell’area da parte di cittadini, turisti e scuole è stata una priorità. E’ auspicabile dunque l’implementazione di servizi igienici e di ristoro a servizio degli assegnatari e dei fruitori.

In verde vedete i nostri Giardini della Grata, in rosso gli orti assegnati dal Comune di Ostuni all’ATS Bi-Hortus di cui facciamo parte. Si trovano nei pressi del ponte “del poveruomo” e della vecchia manifattura di tabacchi.

E se il futuro fosse un Parco della Biodiversità Orticola Pugliese?

Ci piace pensare in grande facendo piccoli passi che siano alla nostra portata. Gli orti urbani ostunesi saranno un’aggregazione di soggetti eterogenei tra loro, che possono portare quindi idee e competenze da diversi ambiti. Questa eterogeneità è un’opportunità anche in termini di biodiversità vegetale, perché gli assegnatari potranno scegliere cosa coltivare a livello orticolo, purché sia tipico della nostra zona, e certamente non esotico. Insieme a loro potremmo trovare una forma di coordinamento per produrre le tantissime varietà orticole pugliesi (che già godono di notevole interesse), aumentando i livelli di specializzazione, arricchendo i terreni con le rotazioni ed i sovesci, prendendoci cura di un paesaggio da vecchia cartolina ed in continuo movimento.

Piccola porzione del nostro campo catalogo di grani antichi presso I Giardini della Grata

Ne gioverebbe l’intero territorio, grazie allo sbocco sui mercati cittadini e locali, grazie ad un maggiore livello occupazionale, grazie alla visibilità data da enti di ricerca con cui studieremmo più approfonditamente le caratteristiche agronomiche, alimentari e non alimentari delle varietà. I servizi di ristorazione potrebbero proporre piatti della tradizione e rivisitazioni innovative, residenti e turisti apprezzerebbero la salubrità di prodotti stagionali biologici e a chilometro meno che zero!

Saremmo ben felici di mettere a disposizione le nostre competenze professionali per supportare gli altri assegnatari. La condivisione arricchirebbe tutti e porterebbe un’intero territorio ad un legame, ad un’unione più che mai necessaria. Insomma, ci farebbe piacere sentir parlare di “sistema” per i risultati che produce, invece che come utopia realizzabile solo da altri al nord Italia o all’estero.

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